Adozione internazionale: rifiutano l’abbinamento e il Tribunale per i minorenni revoca l’idoneità

Sono stati almeno due in questa primavera 2021 i Tribunali per i minorenni che hanno revocato l’idoneità precedentemente riconosciuta a coppie che aspiravano ad adottare uno o più bambini stranieri e che avevano rifiutato l’abbinamento precedentemente accettato.

Probabilmente tutti sanno che spetta solo e soltanto alle coppie la decisione di accettare o meno le proposte di abbinamento con i bambini adottabili che provengono dalle autorità straniere. Non tutti però hanno ben capito, tuttavia, che quando le coppie rifiutano uno o più abbinamenti con motivazioni legate a una idea preconcetta oppure, dopo avere incontrato e conosciuto il bambino, per il desiderio di “ricevere” proposte di minori di più semplice gestione, il rischio è di perdere del tutto la possibilità di adottare.

La scelta di accettare o meno l’abbinamento ha infatti un peso diverso in base al momento in cui viene fatta:

 in particolare, se una coppia adottiva rifiuta l’abbinamento dopo averlo in un primo momento accettato e dopo avere anche provato l’affiatamento con il bambino all’estero, la successiva “rinuncia” – spesso fatta nella speranza di trovare bambini meno “problematici” o con minori “comportamenti provocatori” – si risolve, da una parte, in un danno per il bambino che vive un doppio abbandono e, dall’altra, in una manifestazione di cambiamento negli equilibri della coppia che aveva condotto i giudici a ritenerla idonea.

È così che il Tribunale per i minorenni di Milano, decidendo sul caso di una coppia che aveva visto nei coniugi reazioni distinte e riscontrato difficoltà nel rispondere alle continue richieste di attenzioni dei bambini, ha tenuto a specificare che “il contenimento emotivo richiesto da un minore con pregresse esperienze traumatiche richiede unione e coesione di coppia”.

Parallelamente il Tribunale per i minorenni di Trieste ha considerato “gravemente pregiudizievole” per il bambino, l’atteggiamento di una coppia che, in un altro caso, aveva prima rinunciato ad un abbinamento e, successivamente, dopo averne accettato un altro, aveva avuto una esperienza non positiva nell’affiatamento e manifestato di non avere disponibilità ad adattarsi alle esigenze del bambino. Anche in questo caso la coppia aveva in qualche modo manifestato il desiderio che il minore avesse caratteristiche diverse da quelle proprie, quasi esprimendo l’ambizione di poter scegliere fra tanti un figlio più simile alle proprie aspettative.

Ebbene in entrambi i casi le coppie, dinanzi a questi iter tortuosi, devono avere in qualche modo ritenuto di non avere ricevuto dal proprio ente autorizzato un’ assistenza adeguata e infatti hanno revocato il mandato al proprio ente per conferirlo ad un altro: troppo spesso in questi casi l’ente autorizzato diventa il capro espiatorio di coppie che hanno difficoltà a riconoscere i propri limiti, perché l’adozione è più complessa di come se la si era immaginata.

Grazie a LIAN – Life in Adoption Network, è più facile condividere le esperienze fra operatori del settore e mettere in luce le buone prassi, come queste, che vedono in coordinamento enti, servizi – sia in Italia che all’estero – e tribunali; prassi che talvolta sono oggetto di critiche da parte delle coppie che desiderano adottare un bambino straniero – come quella di segnalare alcune situazioni di difficoltà – ma che confermano come, al dì là delle singole posizioni, l’interesse superiore del bambino in attesa di adozione debba mantenere una posizione di centralità.

Fanno parte del network LIAN: Ai.Bi. – Amici dei Bambini; Ariete Onlus; ASA Onlus; CIFA Onlus; Fondazione Patrizia Nidoli.

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