Adozione Internazionale. LIAN: quando i sogni di un bambino abbandonato diventano realtà

Maria Virgillito (ASA Onlus) ” Ecco perché cinque enti hanno deciso di mettere in comune le proprie competenze per garantire che questo desiderio possa diventare realtà in ogni parte del mondo”

Grazie all’Adozione Internazionale sono numerosi i sogni che diventano realtà per tanti bambini nel mondo. Nonostante il periodo difficile che l’intero pianeta sta attraversando. Proprio per questo è nata una realtà come LIAN – Life in Adoption Network, che ha messo in rete alcune delle realtà più importanti dell’Adozione Internazionale in Italia. Ne ha parlato, intervistata da SiciliaNetwork.info, la presidente di ASA Onlus, Maria Virgillito. La partnership di cui fa parte risulta oggi autorizzata a operare in 50 Paesi esteri e che dispone di ben 33 sedi in Italia. Gli enti LIAN negli ultimi 20 anni, hanno contribuito a realizzare circa 12mila adozioni.

“In un momento molto particolare – ha spiegato Virgillito a proposito degli enti aderenti – (…) hanno deciso di mettere in comune le proprie competenze per garantire che questo desiderio possa diventare realtà in ogni parte del mondo”. 

Per rilanciare l’Adozione Internazionale numerosi, tuttavia, sono gli ostacoli da superare. “Nell’ambito delle adozioni internazionali – ha spiegato ancora Maria Virgillito – come del resto in molti altri, c’è tanta disinformazione. Si veicolano messaggi errati senza controllo, soprattutto al giorno d’oggi nell’era di internet. Molto spesso le coppie che hanno adottato o sono in attesa, raccontano la propria esperienza tramite i social network, facendo trapelare messaggi non istituzionali, ma mediati esclusivamente da un sentire soggettivo. Occorre pertanto fare una grossa battaglia mediatica e divulgare solo ed esclusivamente informazioni di tipo sociale, istituzionale e giuridico con valenza oggettiva. (…) Noi da sempre portiamo avanti una battaglia culturale dell’istituto giuridico dell’adozione che è parte della mission di ASA, ovvero quella di diffondere la cultura dell’accoglienza. Purtroppo i pregiudizi permeano anche quest’ambito, ma l’uso appropriato dei termini ci aiuta ad accompagnare e formare le coppie. Occorrere una vera e propria ri-educazione all’adozione. Nonostante si proclami la necessità di garantire il superiore interesse del minore, l’adozione risulta essere strettamente correlata ad una visione adulto-centrica, legata alla mancata gravidanza biologica. Come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino del 1989 e dalla stessa Convenzione de L’Aja del 1993, l’adozione, sia essa nazionale o internazionale, è prima di tutto una misura di protezione del bambino privo di famiglia. L’interesse del minore deve essere la considerazione prioritaria in tutte le procedure che lo riguardano. Solo superando questa visione si potrà auspicare un cambiamento di mentalità che veda il bambino ad avere diritto ad una famiglia, che lo accoglierà con gioia da qualsiasi parte del mondo arrivi”.

Fanno parte di LIAN: Ai.Bi. – Amici dei Bambini; ASA Onlus; Ariete Onlus, CIFA; Fondazione Patrizia Nidoli. 

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