“Non posso stare senza mamma e papà”

Questo è il racconto della nascita di una famiglia. In questa intervista non c’è solo un papà che racconta l’iter adottivo, ma c’è tutta l’emozione, la gioia e la felicità della nascita di due neogenitori. L’emozione dei primi incontri, la gioia della famiglia che, passo dopo passo, nasce e cresce e la felicità che si respira in una casa che accoglie tre bambini di 4,6 e 8 anni.

Tre bambini che ogni sera, prima di andare a dormire, finalmente augurano la buonanotte a mamma e papà.

Quando avete deciso di adottare un bambino?

“Abbiamo deciso di intraprendere il percorso adottivo circa tre, quattro anni fa. Siamo sempre stati molti convinti di intraprendere questa strada e di farlo non solo nel nostro interesse, ma soprattutto nell’interesse del bambino. La nostra convinzione era quella di completare la nostra unione di marito e moglie e di dare la possibilità a chi stava peggio di avere una famiglia. Eravamo convinti di intraprendere questa strada e di intraprendere un’adozione non solo nel nostro interesse ma nell’interesse dei bambini. Inizialmente volevamo adottare due bambini, alla fine ne abbiamo adottati tre, tre fratelli di cui due femmine e un maschio, che oggi hanno rispettivamente 5,7 e 9 anni. L’idea di partenza era quella di adottare due bambini però alla fine non è cambiato nulla, sono tre e hanno riempito la nostra vita. Non avevamo delle mete particolari di provenienza, a noi interessava un bambino aldilà di sesso o etnìa”.

Come vi siete avvicinanti all’ente Asa?

“Dopo un’accurata ricerca su internet abbiamo partecipato a vari incontri organizzati dai servizi sociali per conoscer i vari rappresentanti degli Enti. Ne ricordo in particolare uno: quel giorno c’era brutto tempo e la dott.ssa Virgillito era l’unica ad essere presente. E’ stato come un segnale per me, per noi. Il fatto che lei fosse lì, nonostante il maltempo, ha avuto per me un significato particolare”.

Ci parli un po’ dell’iter adottivo

“Io dico sempre che la nostra adozione è stata un’adozione “lampo”. Non appena ottenuto il decreto di idoneità dal Tribunale, i tempi di adozione sono stati brevissimi. Nell’arco di quindici, venti giorni abbiamo ricevuto la proposta. Siamo arrivati in Ungheria, ricordo ancora il giorno come se fosse oggi, il 24 settembre del 2016. Insieme al referente, che era diventato come una nostra “ombra” e che ci faceva anche da interprete, abbiamo subito incontrato i bambini, che prima avevamo visto solo in foto. Abbiamo trascorso una settimana insieme a loro, il primo giorno solo due ore, il secondo giorno 3 ore e così ad incrementare fino a quando siamo stati un’intera giornata insieme. Dopo sette giorni abbiamo ottenuto l’affidamento pre-adottivo”.

Come è stato l’arrivo a casa?

“L’11 novembre del 2016 sono arrivati a casa, anzi siamo arrivati a casa, come una famiglia. C’è stata un’accoglienza fantastica, ricordo che arrivammo all’una di notte e l’intero paese era in festa. I bambini si sono inseriti subito, in pochissimo tempo, sia in famiglia che a scuola, nonostante ci sia stata una lingua da imparare, sono bravissimi. Per noi è stata davvero un’adozione perfetta, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema di inserimento. A scuola hanno subito socializzato con gli altri bambini e continuano a farlo in modo davvero incredibile. I nostri figli sono stati battezzati il giorno dell’Immacolata, la Chiesa era stracolma. Hanno partecipato i catechisti, gli scout, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria. Le persone piangevano di gioia!”

Quali sono state le vostre sensazioni?

“Appena li abbiamo incontrati per la prima volta, guardandogli negli occhi, abbiamo subito capito di aver fatto “la cosa giusta”. Ci hanno abbracciati, sono stati loro ad accoglierci davvero come se fossimo i loro genitori naturali. Basta osservarli, guardarli in volto per capire quanto siano contenti e felici. La nostra vita è cambiata radicalmente, siamo impegnati con loro 24 ore su 24. Due di loro frequentano gli scout, uno invece fa calcio. Accompagnarli per svolgere le varie attività, prenderci cura di loro ci riempie di gioia. Sono la gioia della nostra famiglia e noi siamo rinati insieme a loro”.

 Vuole raccontarci un episodio particolare che ricorda con piacere?

“Ricordo quando festeggiammo i loro compleanni. Tra le tante sorprese vi erano delle torte di Spiderman e delle Winx. Appena videro le torte non credettero ai loro occhi. Non ci sono parole per descrivere la gioia che emanavano, la contentezza e l’emozione. Una gioia davvero smisurata, che ci porta a dire che rifaremmo un miliardo di volte questa esperienza. Hanno creato con noi un legame bellissimo, ci dicono sempre “non posso stare senza mamma e papà”. Sanno benissimo che siamo i loro genitori adottivi e ci dimostrano, giorno per giorno, l’amore che provano verso di noi, verso i nonni, e gli zii. La sera quando vanno a dormire ci dicono sempre “grazie, mamma e papà”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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